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Centinaia di fedeli festeggiano, stretti, la ricorrenza nella chiesa Nostra Signora della Speranza a Castello. Nel Cagliaritano la comunità dei paesi dell'est Europa supera quota 2mila. "Un'area maggiore sarebbe utile per socializzare e sentirci meno soli".

       

  

CAGLIARI – Ucraina, Bielorussia, Russia e Moldavia: quattro nazionalità per migliaia di uomini e – soprattutto – donne che vivono in città e nell’hinterland. Uniti dalla fede ortodossa e presenti in gran numero – oltre 400 – alla celebrazione della Pasqua. Si tratta dell'ultimo appuntamento della Settimana Grande, nome dato ai riti ortodossi che culminano con la resurrezione di Cristo. Nella chiesa di Nostra Signora della Speranza – concessa dalla famiglia Aymerich alla comunità ortodossa – tanto per cambiare, si sta più che stretti. Così padre Mikhail Povaliaiev, parroco della parrocchia di San Saba, benedice i cibi e le coloratissime uova pasq

uali all’esterno. Il saluto dai fratelli cattolici arriva dal parroco del Duomo, Alberto Pala, uniti a quelli ‘a distanza’ dell'ambasciatore del Vaticano in Bielorussia, il Nunzio apostolico arcivescovo Claudio Gugerotti, portati da Giuseppe Carboni, console onorario della Bielorussia in Sardegna. Due ore di funzione religiosa, poi la larga comunità dell’est Europa prosegue la giornata di festa pranzando a casa e, nel pomeriggio, facendo quattro chiacchiere nella biblioteca Rodnoe Slovo nella parrocchia di Sant’Eulalia.

 

Cresce a vista d’occhio la comunità ortodossa a Cagliari e provincia: quota 2mila è già un lontano ricordo, impossibile avere una cifra esatta. Ma c’è una certezza: con i ricongiungimenti familiari, sono stati numerosi i bambini presenti alle celebrazioni pasquali. Storie dai sapori ‘lontani’ che si intrecciano, ognuna con i suoi particolari: la situazione più frequente è quella di una madre che arriva a Cagliari per fare la badante e viene raggiunta dal marito con annessa prole. E allora, la giornata di festa è l’occasione per riaccendere i fari sulla necessità di avere uno spazio più ampio. Per l’aspetto prettamente religioso, certo, ma non solo. Un po’ di metri quadri in più possono anche essere sfruttati per svolgere numerosi servizi di integrazione.

 

 

“La comunità ortodossa è in aumento, la chiesa gentilmente concessa dalla famiglia Aymerich non riesce a contenere tutti. Una struttura più grande sarebbe ideale anche per poter attivare eventi collaterali", spiega, a celebrazione finita, Giuseppe Carboni. E’ il console onorario della Bielorussia in Sardegna, e da anni si impegna per la sempre maggiore ‘famiglia’ ortodossa. Di ritorno da una visita proprio nella capitale bielorussa, Minsk, Carboni spiega che la necessità di un’area più capiente è utile per sposare la causa religiosa con quella laica: “Attività di oratorio e di catechismo, ma anche conservazione e studio della lingua madre con una biblioteca sempre più fornita. Per la comunità ortodossa cagliaritana il ritrovarsi insieme per svolgere varie attività è utile per avere assistenza e sostegno, evitando eventuali disagi legati alla solitudine. Inoltre”, conclude Carboni, “uno spazio maggiore sarebbe il modo migliore per integrare le due realtà, quella ortodossa e quella sarda".

     

   

http://www.sardegnaoggi.it/Costume/2015-04-12/28619/A_Cagliari_la_Pasqua_degli_ortodossi_La_comunita_cresce_cerchiamo_nuovi_spazi.html